Il tempo dell’attesa

Il tempo dell’attesa

Quand’è che diventiamo genitori?

Sicuramente quando siamo in attesa di un figlio. L’attesa, i nove mesi che corrispondono al periodo della gravidanza, è il tempo necessario a comprendere di aver compiuto una rivoluzione nella nostra vita. Il momento del concepimento è l’incipit di cambiamenti che ci travolgono a livello fisico, psichico, relazionale.

La gravidanza è un tempo di cambiamenti e rivoluzione anche per il bambino. Infatti dagli anni ’80 in poi studiosi di varie discipline e provenienti da tutto il mondo, hanno presentato i risultati delle loro ricerche e delle loro esperienze, mostrando che il bambino, fin dal concepimento, è sensibile ed ha capacità di fare esperienze nel grembo materno. 

Queste esperienze costituiscono i prodromi della relazione con i genitori e la base del suo atteggiamento verso la vita in generale. (P.L. Righetti, La Psicologia prenatale: dal feto al lattante
Medico e Bambino 2001
)

Cerchiamo di capire, allora, come affrontare il tempo dell’attesa, al meglio delle nostre possibilità.

Una nuova attenzione 

Per molto tempo la clinica perinatale si è occupata di dare risposte agli eventuali disagi di gestanti e puerpere. L’attenzione si volgeva al neonato solo nel caso di evidenti patologie. Tuttavia negli ultimi decenni le progressive scoperte delle Neuroscienze sulla formazione del cervello e sulla struttura individuale della mente fin dal concepimento, hanno spostato l’attenzione su ciò che avviene nel bambino durante tutto il periodo di attesa e nei primi mesi dopo la nascita. 

Lo studio e l’approfondimento di questi aspetti sono fondamentali per comprendere come si struttura il cervello e la psiche nelle interazioni tra il bambino, i genitori e l’ambiente circostante. (Imbasciati A., Cena L., Psicologia Clinica Perinatale babycentered (Vol. V), Franco Angeli, 2020)

Scoperte importanti 

Il cervello umano si struttura in reti neurali, singolarmente per ogni individuo, fin dall’epoca fetale, per cui possiamo affermare che nessuno ha un cervello uguale a quello di un altro.

La relazione che si instaura tra la madre e il feto, poi neonato e bimbo, nei primi due anni di vita è fondamentale per acquisire il proprio individuale funzionamento affettivo. I risultati degli studi e delle ricerche riferiscono che, sin dalle prime settimane di vita, le emozioni della madre si comunicano al nascituro per via empatica ma anche attraverso il battito cardiaco e attraverso gli ormoni che sono in circolo nel corpo materno. Se ad esempio la frequenza cardiaca materna è stata accelerata da una forte emozione, anche il cuore del figlio comincerà a pulsare più velocemente rispetto a prima. (Gabriella Arrigoni Ferrari, Il Bambino prenatale)

Senza entrare in particolari complessi, possiamo affermare che la ricchezza delle reti neuronali del bambino è strettamente connessa alla qualità e quantità degli stimoli ambientali che il bambino riceve fin dal concepimento: la comunicazione verbale e non verbale, il tipo di cure che riceve dalle persone che incontra prima, durante e dopo la nascita, formano la sua persona. Dunque, poiché il cervello impara a funzionare dalle interazioni coi genitori (o da chi per essi) nel periodo perinatale e infantile, appare necessario dedicare una cura particolare allo stato psicofisico della mamma e dell’ambiente in cui vive. Ricordiamoci che l’importante non è quanto i genitori si possono dedicare al loro bambino, ma interessa soprattutto la qualità del loro benessere di madre e padre. 

Prendersi cura dell’attesa

Da quanto abbiamo visto, emerge la necessità di dedicare attenzione e cura prima di tutto alla mamma e al papà, alla coppia genitoriale che affronta il periodo dell’attesa. Il bambino, infatti, ha bisogno di sentirsi desiderato, accettato ed amato sin dalle sue prime settimane di vita intrauterina non soltanto dalla madre ma da entrambi i genitori congiuntamente. Quindi occorre parlargli spesso e amorevolmente, specialmente a partire dal 4°, 5° mese; occorre cullarlo e accarezzarlo; leggere per lui ad alta voce; scegliere con cura l’alimentazione e creare equilibrio tra attività e riposo.

Predisporre una serie di routine già prima della nascita, aiuterà sia i genitori sia il bambino a entrare nel mondo con entusiasmo, sentendosi parte di quella magica avventura che è la famiglia.