GENITORI IN ASCOLTO
A Occhi Aperti: Sostegno per una crescita sicura nel pieno rispetto di sé e dei confini personali
Non è raro che i ragazzi adolescenti e pre-adolescenti ci mettano davanti domande o dubbi a cui non sappiamo dare risposta. Come adulti sentiamo la necessità di aiutarli nella crescita e nelle sfide che comporta, eppure non abbiamo risposte certe.
Ottimo! È il momento di ascoltare: mettersi a disposizione con un po’ di tempo e il desiderio di pensare insieme a loro.
Da genitori, può non essere facile ammettere di non avere qualche risposta, ma questa sincerità e spontaneità può avere degli effetti positivi nel rapporto genitori-figli in adolescenza. Diventa ancor più difficile, quando la famiglia diventa per un ragazzo il luogo dove esprimere la propria vita emotiva, anche nelle forme più conflittuali (tipiche del periodo adolescenziale).
Un genitore “senza troppe risposte” non dovrà né azzerare il conflitto, né cercare di individuare la soluzione ad ogni problema, ma trovare una forma rispettosa di ascolto che permetta di esprimere l’unicità emotiva e la libertà di pensiero dei ragazzi. Possiamo riflettere insieme su come si possa essere in disaccordo con i figli, facendo anche scelte che non piaceranno, ma rimanere presenti nella condivisione delle emozioni negative, senza lasciarli soli a gestirne il peso.
Tutti coloro che ricoprono un ruolo educativo e condividono con un ragazzo/a un po’ di tempo o di vita, contribuiscono a mettere le basi per riconoscere (sul piano emotivo e relazionale) la propria reazione emotiva ad esperienze gradevoli o sgradevoli. Questa capacità è uno strumento utilissimo per permettergli intuire in autonomia situazioni in cui si sente insicuro o che lo mettono a disagio, inadeguate alla sua età, fino a diventare il terreno ideale per la prevenzione di alcuni rischi dello sviluppo.
Se pensiamo alla sicurezza dei ragazzi non immaginiamo uno scudo di certezze intorno a loro, ma una condizione che nasce dalle prime esperienze in famiglia, la sensazione di essere accompagnati nel mondo da adulti che capiscono le difficoltà che stanno vivendo, essere lasciati liberi di fare da sé senza sentirsi soli, con la consapevolezza di poter tornare dai “grandi” a chiedere aiuto, senza giudizio.
Il vantaggio di non avere tutte le risposte? Lasciare un’esitazione, un momento di incertezza condivisa può essere una finestra inaspettata su qualche emozione, che comunemente resta più nascosta. Questo rende possibile un ambiente di quotidiani (inevitabili) disaccordi, ma in cui ognuno è lasciato libero di esprimere consensi e dissensi.
Quando si parla di consenso con i pre-adolescenti e gli adolescenti, il rischio più grande è trattarlo come un discorso imbarazzante, fatto una volta sola, che tutti gli adulti “conoscono” e vogliono archiviare il prima possibile. Ma il consenso non funziona così. È qualcosa che si costruisce nel tempo, attraverso situazioni concrete che i ragazzi vivono ogni giorno: l’amico che condivide una foto di gruppo senza chiedere, il fidanzato che continua a insistere dopo un “non so”, il compagno che passa uno screenshot di una chat privata a “tutta la scuola”. A quell’età il mondo relazionale si apre, con i gruppi WhatsApp, i social, le prime uscite, arrivano mille situazioni in cui il confine tra “quello che voglio” e “mi sono sentito/a in trappola” diventa più sottile. Ecco perché è fondamentale che i ragazzi capiscano che il consenso non è solo dire sì o no a qualcosa: è anche decidere cosa condividere di sé, è poter dire “non mi va” senza dover giustificare niente, è riconoscere quando una situazione ti mette a disagio e poter condividere quella sensazione. È trovare qualcuno a casa che mi ascolta e sceglie di dare spazio alle emozioni, anche se in disaccordo.
Da queste riflessioni e necessità, parte con il Centro per le Famiglie di Pistoia un nuovo percorso sul territorio, che fornisca ai ragazzi lo spazio per costruire le loro parole, le loro definizioni e i loro significati. E provare a vivere davvero questa atmosfera, senza bisogno di spiegarla, giocando insieme. Il progetto A OCCHI APERTI (realizzato con il contributo della Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le Politiche della famiglia) è pensato proprio così; per promuovere il rispetto di sé e dei propri confini personali nei ragazzi e per costruire insieme, in pomeriggi condivisi, forme di prevenzione. Ci siamo immaginati tante opportunità di esprimersi, dialogare liberamente, conoscere meglio le proprie risposte emotive e portarsi rispetto. In particolare, ci siamo immaginati delle occasioni in cui sperimentare un ambiente di consenso reciproco. Due spunti, tratti da questa esperienza, ci aiutano a rendere viva l’atmosfera creata.
Sai giocare a Taboo? Forse da adulti pescare queste carte e provare a dare tre definizioni sarebbe un compito difficile.

Con i ragazzi nei Centri socio-educativi del territorio abbiamo giocato a “Non è un taboo”, sperimentando che è possibile parlare di pericoli, di emozioni negative, di difficoltà, anche per gioco. Una forma rivisitata del gioco classico per creare insieme ai ragazzi le parole chiave dell’educazione affettiva, partendo da cosa significano per loro. Piccoli spazi per un’esperienza, che ci lascia qualche pensiero ma non il timore di esprimerlo.
Per questo, durante ogni incontro, i ragazzi trovano la Scatola Chiedici: un semplice strumento, ma con un significato preciso. Si tratta di uno spazio anonimo e riservato dove ognuno può depositare una domanda, un dubbio, un pensiero che è rimasto in sospeso, da esprimere senza nome, senza dover alzare la mano, senza il timore. A volte le domande più importanti sono quelle che non si riesce a fare ad alta voce.
Proprio come a casa, quello che ci interessa è chiedere ai ragazzi cosa significa per te? Hai altro da chiedermi? Non abbiamo risposte a tutto, ma interesse ad ascoltare e accompagnare nella ricerca!
Per Informazioni Centro per le Famiglie Pistoia
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